Simone's profileMILAN'S WORLDPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    19 May

    STAGIONE 2007/08

     

    logo-milan 

     

    STAGIONE 2007/2008

    Interviste di fine stagione - Il punto di Simone Cuore Rossonero - I vostri commenti

    CLARENCE SEEDORF: "Siamo giunti all'ultima partita di questo campionato, oggi abbiamo fatto il nostro dovere e siamo soddisfatti di avere concluso la stagione in questo modo. Soprattutto nel girone di ritorno la squadra ha lavorato molto bene,abbiamo avuto qualche difficoltà nel girone di andata. Un po' di rammarico c'è, ma c'è anche la consapevolezza che per molto tempo questo Milan è stato ad altissimi livelli e fino a due anni fa anche in campionato. Personalmente sono soddisfatto di essere riuscito a realizzare due gol nelle ultime due giornate e di avere raggiunto anche quest'anno quota dieci gol. Voglio crescere in continuazione a livello personale in modo da poter dare sempre il mio contributo alla squadra. Oggi mi sono divertito molto con i miei compagni e devo ringraziare tutto il gruppo, in particolare Serginho e Cafu perchè per me sono stati due compagni speciali e mi mancheranno davvero tanto.Ringrazio tutto l'ambiente che ha dimostrato di saper accettare anche le sconfitte dando una dimostrazione di umiltà che il prossimo anno ci permetterà di fare bene. Oltre alla società un ringraziamento speciale va anche al nostro allenatore che ha dimostrato di saper gestire al meglio lo spogliatoio anche con personalità più difficili. Questo matrimonio che unisce la società, il tecnico e i giocatori, spero non si sciolga mai perchè questo 'triangolo' ci ha permesso di toglierci tante soddisfazioni. Anche i tifosi hanno dimostrato di sostenerci in ogni circostanza facendo vedere quanto siano legati ai colori di questa maglia e ci tengo a ringraziarli. Per il prossimo anno credo che per la società possa essere fondamentale avere la possibilità di poter gestire due giocatori per ogni ruolo."

    MARCOS CAFU: "Oggi per me è stata una giornata bellissima e San Siro mi ha regalato un'emozione pazzesca, solo noi che lasciamo questa maglia e questo ambiente sappiamo cosa abbiamo provato. E' stata una giornata di festa, peccato per la Uefa, ma la squadra ha vinto ed è stata una grande festa. Andare via è sempre triste, lascio comunque una squadra serena, un gruppo di ragazzi squisiti. Adesso il Milan dovrà puntare tutto sul campionato senza comunque tralasciare la Coppa Uefa."

    ADRIANO GALLIANI: "E' stata una giornata particolare, in bilico fino all'ultimo, devo dire che per qualche minuto ci ho creduto alla possibilità di entrare in Champions League. Ci dispiace ma rimaniamo sereni, questa è l'alternanza di ogni grande competizione sportiva, si vince e si perde. Adesso ripartiremo e nella prossima stagione avremo come obiettivo primario lo scudetto. E' stata un'annata da archiviare non come fallimentare, siamo Campioni del Mondo e abbiamo vinto la Supercoppa Europea. Non ci sono particolari rammarci anche se è vero che le partite casalinghe perse con Atalanta e Sampdoria hanno compromesso il nostro obiettivo. In questo senso però va ricordato che nel girone di ritorno il Milan in qualcosa come 21 partite ha totalizzato 42 punti, una media di 2 a gara, in pieno ritmo Champions. Noi prima di dicembre avevamo come obiettivo primario il Mondiale per Club e il risultato è stato raggiunto, ecco in quel periodo noi abbiamo faticato parecchio in campionato e probabilmente perso punti decisivi. Come già detto nel calcio le sconfitte ci stanno, noi sapevamo che per raggiungere la Champions League nelle ultime giornate avremmo dovuto raccogliere 5 vittorie, ne abbiamo vinte 4 e persa una, nel calcio come detto ci può stare".

    "Da domani inizieremo a pianificare la prossima stagione e inizieremo a pensare al mercato. L'obiettivo non è certo quello di smantellare ma di rinforzare una squadra che possa tornare a competere in Europa e in Italia. Abbiamo parecchio tempo per lavorare in questo senso, la prima partita ufficiale della prossima stagione sarà il 31 Agosto e il giorno dopo chiuderà la prima sessione di mercato. I primi 12-13 giocatori non partiranno, io credo che per vincere si debba allestire una rosa ampia capace di creare una cocorrenza di livello con ricambi di pari qualità. Gattuso? Domani incontrerò Rino e ascolterò le sue eventuali perplessità e poi con estrema onestà riporterò la situazione. I nostri tifosi comunque devono rimanere sereni, come spesso ho già detto finchè il primo tifoso del Milan sarà Silvio Berlusconi, questa squadra competirà sempre ad altissimi livelli".

    "Pato? Ultimamente su di lui sono stati fatti alcuni giudizi affrettati, lui è un ragazzo di 18 anni nel quale noi crediamo tantissimo, crescerà e migliorerà ancora ma lui è più che un semplice progetto di campione".

    "L'Inter? Ha vinto lo scudetto meritatamente ma non provo un complesso di inferiorità nei confronti di questa squadra. Ricordo a tutti che nella passata stagione i nerazzurri sono stati Campioni d'Italia e noi Campioni d'Europa, quest'anno loro si sono ripetuti in Italia e noi siamo diventati Campioni del Mondo. Io non voglio assolutamente sminuire nessuno, ci mancherebbe, ma la mia personalissima opinione è che non baratterei mai due scudetti con una Champions League e un titolo Mondiale".

    CARLO ANCELOTTI "Si è chiusa una giornata non esattamente come volevamo, purtroppo la nostra vittoria con l'Udinese non è bastata. Adesso abbiamo l'obbligo di ripartire per essere nuovamente competitivi, stimolati e vogliosi. Il nostro obiettivo principale per la prossima stagione sarà certamente il Campionato, faremo tutto il possibile e il necessario per raggiungere questo obiettivo. In Europa invece ripartiremo dalla Coppa Uefa, un trofeo che il Milan non ha mai vinto e dunque credo che potrebbe diventare stimolante cercare di vincere anche in questa competizione. Arriveranno certamente volti nuovi e saranno necessari per aiutarci ad essere competitivi. In Coppa Uefa per esempio si giocherà il giovedì e noi per essere al meglio in Campionato avremo certamente bisogno di ruotare i giocatori. In ogni caso c'è tempo per lavorare con serenità sul mercato, abbiamo tempo fino al 31 agosto"

     

    _39299387_cafu_ap300x300 

     

    ancelotti_carlo1 

     

    p_20060907_165451_galliani 

     

    IL PUNTO SULLA STAGIONE

    La Supercoppa Europea.. Il tetto del mondo.. L'eliminazione in Champions.. La qualificazione in UEFA.. Forse se invertiamo l'ordine di questi eventi possiamo renderci conto che stiamo commentando una stagione tutto sommato positiva. Sicuramente le delusioni, in questa seconda parte di stagione, che hanno toccato noi tifosi, hanno in qualche modo allontanato quell'entusiasmo, hanno coperto quella fierezza dell'essere campioni del mondo... Io penso invece che per commentare questa stagione occorre richiamare quelle emozioni che i campioni rossoneri ci hanno regalato; un club giunto sulla vetta dell'olimpo non può considerare la stagione fallimentare.. Per puntare nuovamente a questo grande traguardo bisogna oramai ripartire da zero, riportando magari l'immagine rossonera al primo posto in Italia, cercando quella continuità della squadra che tanto, soprattutto a noi tifosi, è mancata in questa stagione; ritrovare quell'equilibrio ideale per competere poi in campo internazionale.. Fondamentale sarà la campagna acquisti per ritrovare la splendida armonia di questa squadra che ha sempre regalato tanto e regalerà tanto a noi tifosi.. Voi cosa ne pensate? ..che campagna acquisti consigliereste? In attesa delle vostre considerazioni.. FORZA MILAN!

    (Simone, Cuore Rossonero)

    18 May

    4 VOLTE CAMPIONI DEL MONDO

     
    4 VOLTE CAMPIONI DEL MONDO

     
     

    Coppa Intercontinentale, dicevano una volta. Si giocava in una sfida andata-ritorno sui due continenti, e le battaglie in terra sudamericana erano davvero sfide all’ultimo sangue. Confronti diretti col caliente e battagliero spirito di indiavolati argentini, brasiliani e compagnia cantante. Poi la sfida passò sotto lo sponsor Toyota, e per anni è stato una sfida unica in campo neutro, in Giappone. Dall’anno scorso siamo passati al “Mondiale per club”, che ospita le vincenti delle Champions League di ogni continente, e non più solo di quelli più avanzati (calcisticamente), Europa e Sudamerica. Un mini torneo in cui i detentori di Championse Libertadores giocheranno al massimo due gare, partendo direttamente dalla semifinale.

                   

    LE PRIME BATTAGLIE

    Il Milan ci arriva la prima volta nel 1963, contro il Santos di Pelè che vince 4-2 in casa. Ispirati da un gran Lodetti, il mediano dal cuore d’oro, i rossoneri ribaltano tutto a Milano: 4-2 e si gioca la bella. L’arbitro argentino (e ciò ingrandisce lo scandalo) Brozzi favorisce spudoratamente i bianchi brasiliani, e la Coppa vola verso il Carnevale. Rabbiosi e vogliosi di rivincita, i rossoneri si ripresentano alla doppia sfida nel 1969. Gli argentini dell’Estudiantes, piegati a Milano (2-0), a La Plata la buttano in rissa. L’arbitro lascia fare, loro pestano tutto e tutti, a sangue. In particolare il francoargentino Combin, accusato di tradimento: la sua divisa bianca diventa rossa sotto i colpi degli indegni rivali dei rossoneri. Nell’intervallo qualcuno pensa all’abbandono, ma capitan Rivera dice “no, si torna in campo”. Il Milan perde 2-1 e ipoteca il trofeo. Ma i guai continuano: Combin è arrestato per renitenza alla leva, ma in realtà il militare l’aveva fatto in Francia. Anche qui Rivera ordina: “l’aereo non parte finchè non rilasciano Nestor”. Così fu. Il ritorno a casa, con la coppa e le cicatrici, fu un moto d’orgoglio dopo una vera battaglia.

     

    4490_big 

    I SUCCESSI SACCHIANI

    Vent’anni dopo il Milan ritorna in Intercontinentale e trova la sfida unica in Giappone. Contro i colombiani dell’Atletico Nacional de Medellin del folcloristico portiere Higuita è una noiosissima battaglia a scacchi, che si prolunga in ‘120 di statici supplementari. A pochi secondi dai rigori, una punizione-siluro di Chicco Evani sblocca la gara e riporta i ragazzi sul tetto del mondo. L’anno dopo i rossoenri piegano i modesti paraguaiani dell’Olimpia Asuncion. Van Basten ispira il 3-0, fornendo 2 assist ad un Rijkaard scatenato e colpendo un palo che consente alla riserva Stroppa di sigillare il match. E’ la terza intercontinentale.

     

    QUARTO TITOLO MONDIALE

    YOKHOAMA Il Milan è campione del Mondo, i rossoneri salgono sull'Olimpo del calcio planetario dando una lezione di calcio al Boca Juniors. Una partita grandiosa dei Ragazzi porta il diciottesimo alloro internazionale, che vuol dire palma di più titolata società del panorama mondiale. Un brivido, una galoppata aperta dal gol del solito Pippo Inzaghi, il rapace bomber di mille sogni rossoneri, l'uomo delle finali, l'unico uomo della storia ad aver segnato in tutte le competizioni internazionali. Dopo il pareggio lampo di Palacio i rossoneri non perdono la strada e anzi mettono sempre più sotto la corazzata argentina, vedetta di lusso del funambolico calcio sudamericano. E' addirittura un'incursione dell'imponente Sandro Nesta a valere il 2-1, immolando nell'eternità la grandezza di Tempesta Perfetta. Poi i ragazzi di Ancelotti hanno addirittura dilagato, prima con Kakà (a coronazione del suo fresco pallone d'oro) e poi ancora con l'assatanato Inzaghi, che chiude un cerchio di dolci vendette e lucenti vittorie iniziato col Liverpool e proseguito, appunto, col Boca. Paolo Maldini alza la coppa fastoso, epico, sfavillante di gloria: l'aveva vinta 2 volte e poi sognata per anni, sfiorata ed ora la riassapora con passione, dopo aver prolungato la carriera apposta per tornare a cingere il mondo nelle sue mani!

    LA PARTITA Nesta e Kaladze presidiano la difesa, completata dal solido Bonera a destra e dall'eterno Capitano a sinistra. Pirlo in regia scortato da Ambrosini e Gattuso, con Kakà-Seedorf sulla trequarti e lo squalo Inzaghi di punta. Il Milan annulla presto il Boca, squadra fisica e volenterosa, sommergendolo con la sua classe infinita. I rossoneri partono col piglio giusto, ispirati da un Kakà devastante che guida un'offensiva per vie centrali. Gli argentini marcano a uomo e sembrano solidi, inizialmente; dopo un'occasione letale di Inzaghi e un brivido Dida, Ancelotti sposta Kakà più avanzato lasciando in regia Seedorf, e il Milan trova il vantaggio: ennesima percussione di Kakà, che nella confusione da marcatura trova lo spiraglio per servire ilcondor Inzaghi, che infila di piatto: 1-0. La gioia viene però spenta dal pari immediato di Palacio, che svetta in una difesa immobile realizzando l'1-1: nei rossoneri albeggiano gli spettri del 2003, quando Donnet pareggiò all'istante la rete di Tomasson. Il Milan sfrutta poco le fasce, dove deve più che altro arginare le folate boquensi; la ripresa rossonera si apre con promettenti squilli di tromba, con i Ragazzi determinati e grintosi. Più veloce e ordinato, il Milan è più coperto sulle fasce, con un Maldini strepitoso per esuberanza, precisione, tecnica; con la spinta di un Seedorf più convincente e con le magie di Kakà. Gli argentini arretrano e i rossoneri colpiscono: punizione di Pirlo, palla sfiorata in mischia da Ambrosine e bolide di Nesta, che si scaglia sulla sfera infilando sotto la traversa il 2-1: tripudio. E' il gol più importante della carriera per Tempesta Perfetta, il sesto in rossonero. Il Boca reagisce scoprendosi, ma dopo un palo di Ibarra è travolto dall'onda rossonera. Kakà è travolgente, ed è proprio lui che mette lagara sul binario definitivamente vincente: il brasiliano scende potente e leggero sulla sinistra, penetra in area e da posizione angolata mette la sua firma sulla finale. 3-1 ed entusiasmo alle stelle. Ancelotti sostituisce con Emerson un Gattuso esausto, in tempo per assistere all'ennesimo capolavoro di Kakà che dopo avere ubriacato il Boca mette in mezzo all'area per Inzaghi. Superpippo non si lascia scappare la grande occasione e con la sua doppietta fissa il 4-1. La gara è agli sgoccioli, ma si trova ancora come vivacizzarla. Kaladze è espulso per un'entrataccia, il Boca accorcia con una conclusione sfortunatamente deviata da Ambrosini (4-2) e finisce anch'esso in dieci uomini dopo un rosso a Ledesma. Ma al 90' è il Milan a gioire, tingendo di rossonero gli stendardi di tripudio che avvolgono tutto il globo. Maldini alza l'ennesima coppa: ALZALA PAOLO, ALZALA!

     
     
    bc04a35ba101631b2f87f083f0d91699 
     
     
    milan 
     
     
    milan1  
     

    y1p-67pXHN0O2O9WskGaagMdzeXIX-A3Pd6jff_6g2rQsWaGBZvuNpY6k3U1tezolv75ULNjGLVI3I

    14 May

    CENTRO SPORTIVO MILANELLO

     

    Milan 

    MILANELLO

    IL CENTRO SPORTIVO PIU' GRANDE E ATTREZZATO D'EUROPA!

    Se lo stadio di San Siro è la "Scala" del calcio, Milanello ne è l'università: il laboratorio dove si studiano e si preparano le partite. E' il quartier generale rossonero dal 1963 ( l'anno dell'inaugurazione e della prima Coppa Campioni ). La sua costruzione era stata avviata due anni prima. Voluto e realizzato dal presidente di allora Andrea Rizzoli, questo gioiello è stato progettato dall'architetto Viani e dall'ingegner Crescentini. acmilancmilanacmilanacmilanacmilana

    Il centro di Milanello ruota attorno al suo direttore Antore Peloso, che con il Milan ha vinto tutto essendone il responsabile dal 1986. Con la gestione Berlusconi molte cose sono cambiate. Il presidente appena subentrato ha affidato alla Edilnord l'incarico di ristrutturare l'intero complesso, uno dei centri sportivi più grandi e all'avanguardia d'Europa. E' immerso in un'oasi verde di 114 mila metri quadrati ( che comprende anche una pineta e un laghetto ), suddiviso tra i comuni di Carnago e Cassano Magnano. Situato a circa 50 Km da Milano è raggiungibile attraverso l'autostrada dei Laghi, e la linea di confine tra i due paesi taglia in due gli spogliatoi.

    Quando Andrea Rizzoli lo fece costruire, da uomo previdente quale era, impose che nell'atto di donazione dell'intero complesso all'AC Milan fosse evidenziata una clausola: Milanello non poteva essere venduto al di fuori della Federcalcio. E proprio la Federazione, che ha casa a Coverciano, ha usufruito del centro sportivo milanista per preparare alcune grandi manifestazioni del passato: gli Europei ' 88 e ' 96, oltre le due edizioni dei campionati del mondo.

     

     

    milanello_6 

    Il centro sportivo del Diavolo è meta abituale di numerose società, che hanno carpito i segreti prima di costruire in proprio impianti del tutto similari a quello milanista,Si sono ispirati a Milanello il centro sportivo di Collecchio ( Parma ) e quello di Formello ( Lazio ). Sono passati da qui anche esponenti della Fiorentina, del Barcellona, del Real Madrid, del Porto, dello Sporting Lisbona su suggerimento dell'ex Roberto Donadoni.

     

     DSCF2829

      milanello_5 

     

    Milanello dispone di 6 campi da gioco regolamentari, di 1 in sintetico ( 35m x 30m), di 1 in terra coperto ( 42m x 24m ) e di 2 gabbie ( una al coperto ). All'interno del bosco è stata ricavata una pista di 1.200m generalmente utilizzata per la corsa e la bicicletta nel recupero degli infortunati. Il corpo principale del centro è costituito da una palazzina a due piani dove sono stati sistemati gli uffici, il bar, il ristorante e le due sale da pranzo, il soggiorno con il camino, una sala con 2 biliardi, 2 sale conferenze, le camere della prima squadra e un'attrezzata infermeria con tanto di sauna. Nei sotterranei ci sono i magazzini, le lavanderie e il garage dove viene parcheggiato il pullman della squadra. Un edificio separato dal corpo centrale ospita i due spogliatoi, uno per la prima squadra e uno per i ragazzi della Primavera, e una palestra all'avanguardia dotata di attrezzature Technogym di ultima generazione, il fiore all'occhiello del Milan. La palestra è infatti il settore che viene modificato più frequentemente: nella stagione 2000-2001 il volume dello spazio training indoor è raddoppiato.

    milanello_4 

    La casa del Diavolo dispone di 46 camere ( incluse quelle della foresteria a disposizione dei ragazzi della Primavera che vivono abitualmente nel centro ) per un totale di 56 posti letto. Anche il presidente Silvio Berlusconi, che ha sempre considerato il quartier generale della squadra il luogo ideale per rilassarsi, aveva una stanza personale, però praticamente mai utilizzata. In 14 anni di presidenza a dormito a Milanello in una solo occasione: la notte precedente Milan-Werder Brema ( 15 marzo 1989 ), quarto di finale di Coppa Campioni. In seguito all'allargamento dell'organico, anche la stanza del presidente è stata "requisita" dalla squadra e assegnata ai giocatori. Ogni stanza è munita di bagno-doccia, aria condizionata e tv con antenna parabolica.

     

    A Milanello lavorano fisse 14 persone. La Serist è l'impresa che si è garantita l'appalto per il settore alimentare, la Biffi cura invece la manutenzione dei campi e del verde. Il guardiano di Milanello è uno splendido pastore tedesco di nome Max, successore di un'altra cagnetta storica di nome Diana che spesso recuperava i palloni calciati in allenamento riportandoli in campo. E mister Lielholm ripeteva: " Come me anche Diana impara a giocare a calcio". Il canale tematico Milan Channel  a chiesto il cablaggio per 3000m dell'area di Milanello, mentre 5 telecamere riprendono tutto ciò che accade nel centro sportivo.

     

    Come raggiungere il Centro Sportivo

    Da Malpensa: prendere l’autostrada in direzione Varese (A8). Uscita Solbiate Arno: seguire le indicazioni per Carnago e quindi per Milanello.
    Da Linate: prendere la tangenziale est o ovest in direzione Como – Varese – Chiasso – Malpensa, proseguire in direzione Varese (A8). Uscita Solbiate Arno: seguire le indicazioni per Carnago e quindi per Milanello.
    In auto da tutta Italia: prendere l’autostrada direzione Laghi, proseguire per Varese (A8). . Uscita Solbiate Arno: seguire le indicazioni per Carnago e quindi per Milanello.
    Non sono a disposizione mezzi pubblici per raggiungere il Centro Sportivo.

    2377769262_76cb8a6308 

     

     

     

     

    6396_news                                                    6398_news

     

    6399_news                                                    6401_news

     

    09 May

    L'EMOZIONE DEL GOAL

     
     
    Tu chiamale se vuoi... emozioni !!!
     
       
     
     
           
     
     
        
      
     
        
     
     
       

    CAMPIONI DEL PASSATO

     
     
    Impariamo dal passato..
    per costruire il nostro futuro!

     
     
    Marco Van Basten 

    Marco Van Basten classe 1964, è stato probabilmente uno degli attaccanti più forti e soprattutto completi dell'intera storia del calcio. L'olandese, infatti, percorre i cento metri in meno di undici secondi, ha dribbling, scatto, tecnica, acrobazia, precisione e visione di gioco. Nel suo repertorio di gol non manca nessuna soluzione e la sua classe cristallina lo porta spesso a "danzare" sul manto erboso come un ballerino (da qui il famoso soprannome di "Cigno di Utrecht"). Al Milan giunge nella stagione 1987/88 e conquista subito il primo Scudetto dell'era Berlusconi. Nel Milan di Sacchi diventa immediatamente un punto di forza insostituibile. Gioca con i rossoneri 147 partite in campionato, realizzando 90 reti e 54 partite nelle Coppe firmando 34 gol. Vince 4 Scudetti, 3 Coppe dei Campioni (disputa la sua ultima Finale di coppa il 23 maggio 1993 a Monaco di Baviera) e 2 Coppe Intercontinentali. A testimonianza del suo valore vince anche per tre volte il Pallone d'Oro. Purtroppo i problemi alla caviglia, che già lo avevano fermato nella sua prima stagione italiana, ritornano nel dicembre 1992. Dopo un lungo calvario nel quale va incontro a tre diverse operazioni, Marco Van Basten, nell'agosto del 1995, in una San Siro imbandierata e commossa, tra le lacrime dà il suo addio al calcio giocato.

     

    George Weah

    George Weah il "diamante nero", il "re leone" rossonero giunge a Milano nell’estate del 1995 all'età di trent'anni, ottenendo subito il Pallone d'Oro e conquistando lo Scudetto. Weah è un centravanti molto potente e fantasioso, dotato di forza fisica strepitosa, veloce e tecnico al contempo. Autore di reti di straordinaria fattura, come quella realizzata contro il Verona a San Siro, quando partì dalla propria area di rigore e, scartando mezza squadra avversaria, concluse a rete. Il liberiano è stato molto amato da giocatori e tifosi, sia del Milan, sia di calcio in generale e si è più volte impegnato fuori dal campo di gioco con attività umanitarie e contro il razzismo. Con i rossoneri vince due campionati, disputa 147 partite realizzando 58 reti. Una carriera brillante che ha fatto del "re leone" il giocatore africano più famoso al mondo.

     

    Ruud Gullit

    Ruud Gullit assieme a Van Basten, nella stagione 1987/88 giunge nella squadra rossonera un altro straordinario olandese: Ruud Gullit. Nato ad Amsterdam nel 1962, Gullit viene prelevato dal PSV Eindhoven, dove inizia a giocare come libero per finire attaccante. E' sicuramente il più imprevedibile dei giocatori dello scacchiere sacchiano, capace di imprese mirabolanti, sorretto anche da una struttura fisica imponente. Straordinario nel colpo di testa, in progressione e nel dribbling in velocità, Gullit conquista lo Scudetto nel suo primo anno rossonero. Pur perseguitato dagli infortuni ai menischi e al ginocchio, riesce ad aggiudicarsi altri due Scudetti e numerose coppe, fra cui due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Gullit conquista il Pallone d'Oro nel 1987, dedicato dal fuoriclasse rossonero a Nelson Mandela, a riprova del suo impegno antirazzista. Abbandonata la carriera da calciatore, ha intrapreso la carriera di allenatore.

     

    Andriy Shevchenko

    Andriy Shevchenko era forse dagli anni di Marco Van Basten che il Milan non annoverava nella sua rosa un attaccante straniero così forte come l'ucraino Andriy Shevchenko. Giunto a Milano nella stagione 1999/2000 dopo cinque campionati disputati con la Dinamo Kiev, Sheva si è subito ben inserito nell'organico rossonero. A dimostrazione di ciò, nella sua prima stagione in Serie A ha conquistato il titolo di capocannoniere con 24 reti, impresa riuscita a pochi stranieri appena giunti in Italia. Scattante, quasi imprendibile quando parte in velocità, straordinario nell'elevazione di testa, ambidestro e micidiale nei tiri piazzati: l'attaccante dispone di un'infinità di soluzioni balistiche che lo portano a superare con facilità le difese avversarie. Nel 2003 vince da protagonista la UEFA Champions League in un'indimenticabile Finale tutta italiana con la Juventus: i tifosi rossoneri avranno sempre nella mente il suo ultimo, vincente, tiro dal dischetto che ha significato la vittoria rossonera. L'anno successivo è tra i protagonisti della cavalcata Scudetto degli uomini di Ancelotti: anche questa volta, suo è il gol decisivo nello scontro diretto contro la Roma del 2 maggio. Proprio i successi ottenuti in queste due stagioni gli valgono il Pallone d'Oro nel 2004. L'attaccante resterà nella storia rossonera per essere il secondo goleador rossonero di tutti i tempi, secondo soltanto a Nordahl.
     
     
     Arrigo Sacchi
     
    Arrigo Sacchi sotto la nuova dirigenza di Silvio Berlusconi, nella stagione 1987/88 approda al Milan uno degli allenatori che più hanno cambiato la storia di questa squadra: Arrigo Sacchi. La sua importanza va al di là dei meriti e trionfi conquistati con il Milan: Sacchi ha rivoluzionato il modo di intendere il calcio. Fautore del gioco a zona, l'allenatore nato a Fusignano, in provincia di Ravenna, crea una squadra ricca di fuoriclasse che pratica un gioco fatto di trame di squisita fattura e movimenti sincronizzati a ritmi elevatissimi. Conquista lo Scudetto alla sua prima stagione, dopo un lungo e avvincente inseguimento al Napoli. L'anno successivo stravince la Coppa dei Campioni, con una squadra che non conosce rivali e spesso si aggiudica le partite con goleade. Nel 1989/90 vince la Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea e nuovamente la Coppa dei Campioni. Nel 1990/91, il suo ultimo anno del primo periodo milanista, conquista ancora una Coppa Intercontinentale. Dopo una parentesi che lo vede impegnato in qualità di commissario tecnico della Nazionale italiana, con cui raggiunge, perdendo poi ai rigori, la Finale di Coppa del Mondo 1994 contro il Brasile, torna al Milan ancora per una stagione, nel 1996/97, per risollevare, senza grande successo, una squadra da rifondare.
     
     
     Gianni Rivera
     
    Gianni Rivera è senza ombra di dubbio uno dei calciatori più rappresentativi della storia rossonera. Fa il suo esordio in Serie A con l'Alessandria all'età di 15 anni e subito il Milan di Viani lo segue e lo osserva con particolare interesse, portandolo a Milano per la stagione 1960/61. Al fianco di giocatori del calibro di Trapattoni, Sani, Altafini e con Rocco in panchina, Rivera conquista il suo primo Scudetto all'età di 19 anni. Nella stagione successiva, quella del 1962/63, conquista la Coppa dei Campioni. Il "Golden Boy", così sarà ribattezzato, per circa vent'anni, fino alla stagione 1978/79, sarà protagonista della storia rossonera in campo e fuori. In campo dimostra di avere un'intelligenza e una classe fuori dal comune: gran goleador (diventa anche capocannoniere del campionato), Rivera è soprattutto un assist man. Le sue soluzioni di gioco per mettere i compagni in condizione di segnare sono praticamente illimitate. Se ne va nel 1978/79 vincendo ancora uno Scudetto, quello della stella. In totale vince in rossonero tre Scudetti, quattro Coppe Italia, due Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Nel 1969, primo italiano nella storia del calcio, viene insignito del Pallone d'Oro.
     

    08 May

    I DERBY NELLA STORIA

     
    MILAN - INTER
     
    I derby nella storia... indimenticabili !!!